Vediamo insieme che cos’è il lino e come si è evoluta nella storia la sua lavorazione e il suo utilizzo iniziando proprio dalle basi. In particolare vedremo insieme:

1.Che cos’è il Lino
2.La Storia del Lino
3.Territorio:il Lino dagli Etruschi ad Oggi

Che cosa è il Lino

Il lino è  una fibra naturale cellulosica estratta dallo stelo della pianta omonima (Linum usitatissimum) mediante macerazione dei fasci fibrosi contenuti nel libro, si estrae dallo stelo, alto dai 70 ai 100 cm. II filato che si ottiene si presenta con mano fresca, lucentezza serica, rigidità e resistenza molto elevata. II tessuto può essere molto fine e leggero da usare per la biancheria, oppure più pesante e grezzo per l’abbigliamento estivo esterno sia da uomo sia da donna. In maglieria il lino viene generalmente impiegato in mischia con altre fibre naturali o sintetiche, ma anche puro, ottenendo un effetto molto ricercato e particolare. Il lino è una fibra freschissima, adatta soprattutto ai climi più caldi, ha un’ottima capacità di assorbire l’umidità

 

ALTRI USI – Il lino è una coltivazione preziosa perché tutta la pianta viene utilizzata senza produrre scarto; i prodotti di eccellenza sono il filato, da sempre simbolo di raffinatezza e qualità, e l’olio dai semi, largamente usato nei prodotti per la salute ed anche per la cosmetica, grazie alle numerose e importanti sostanze protettive che contiene.  A questi si aggiungono la carta e i feltri, prodotti dalle fibre, e le vernici e il linoleum, ottenuti con l’olio di lino. Infine, con la paglia di lino (anas) si producono lettiere per cavalli e isolanti termici ed acustici a basso impatto ambientale.

 

LAVORAZIONE – Il lino si ottiene dalla lavorazione della corteccia del lino. Per poterlo utilizzare si deve far macerare il lino, cioè provocare la decomposizione delle parti gommose che legano le fibre. La fase successiva è la stigliatura, che libera le fibre dai residui legnosi, eseguita da una macchina che separa le fibre corte (usate per tessile di valore inferiore e corde, spaghi, carta e materiali da costruzione per l’industria automobilistica e del mobile) e i cascami e raggruppa in matasse il nastro di fasci fibrosi. Dalla macchina escono due terzi di lino stigliato cioè pronto per la filatura, e un terzo di cascami. La filatura è seguita dalla tessitura e quindi dalla nobilitazione, che consiste in una serie di trattamenti di finissaggio quali il CANDEGGIO, la TINTURA, la STAMPA, la CALANDRATURA.

Il lino è più difficile da filare e più caro del Cotone, però è più resistente , più lucente e non necessita di mercerizzo; non provoca allergie, è altamente assorbente e confortevole sulla pelle, tanto che le migliori lenzuola sono quelle di lino.

 

PREGI DELLA TELA DI LINO:

  • È una risorsa rinnovabile
  • Ogni parte della pianta ha valore, eliminando quasi tutto lo spreco
  • Il lino è facile da incorporare nei cicli moderni di rotazione del raccolto
  • Richiede poca acqua, pochi fertilizzanti e antiparassitari
  • La resistenza del filato riduce l’esigenza dei rivestimenti applicati
  • Le tela è completamente biodegradabile
  • Per la sua particolare struttura molecolare il tessuto di lino assorbe acqua fino al 20% del peso senza che il corpo avverta umidità: particolarità che lo rende indicato per i tessuti che si trovano a contatto con la pelle

 

TRATTAMENTI CONSIGLIATI:

Lavaggio

  • Lavaggio colorato: temperatura massima 40°
  • Lavaggio bianco: temperatura massima 60°
  • Consigliabile lavare il lino ad acqua: il lavaggio ad acqua rende il tessuto più morbido e il suo aspetto luminoso e brillante per le caratteristiche della fibra.
  • Utilizzare saponi o detergenti neutri (senza azzurranti ottici), nei detersivi in commercio (tranne quelli neutri) vi sono piccole sostanze azzurre (ottico) che sbiancano i capi, rendono così il tessuto più bianco perché si depositano sul colore di fondo alterando la tonalità e a volte lo stesso colore.
  • Si consiglia, prima di immergere il tessuto, di sciogliere il detersivo in polvere nell’acqua (non versare il sapone direttamente sul capo).
  • Effettuare i primi lavaggi dei capi colorati in acqua a bassa temperatura e per gli articoli con colori scuri effettuare il primo lavaggio separatamente dagli altri.
  • Agire sulle macchie prima possibile, quando sono ancora fresche per evitare che il colore della macchia si fissi sul tessuto. Consigliamo di utilizzare i prodotti smacchianti sul rovescio del capo, facendo un prova su una parte nascosta del manufatto.
  • Ove consentito l’utilizzo di prodotti a base di cloro (candeggina), il lavaggio deve avvenire in acqua fredda,  facendo seguire un energico risciacquo. E’ preferibile utilizzare prodotti a base di perborato (acqua ossigenata).
  • Sconsigliamo l’utilizzo di prodotti specificatamente indicati e consigliati per lana. L’ammorbidente contenuto in questi prodotti tende a gonfiare il filo, ne provoca lo sfilacciamento e la conseguente riduzione di resistenza.

Stiratura

  • Con tessuto umido effettuare lo stiro a ferro molto caldo, anche a vapore. La temperatura va selezionata in base al peso del tessuto e alla sua etichetta di manutenzione.
  • Prima di iniziare la stiratura fare una prova su una parte nascosta del tessuto.
  • Stirare dal rovescio e successivamente, se necessario, anche il diritto.
  • I capi con presenza di lamè (filati metallici) vanno stirati a basse temperature e interponendo un panno.

Trattamento delle macchie

  • BEVANDE ALCOLICHE (tranne vino): tamponare con un panno assorbente il liquido presente. Fare poi una spugnatura con parti uguali di acqua calda e alcool.
    – BIBITE ZUCCHERATE E GASATE: sciacquare in acqua tiepida ed intervenire sui residui con alcool 90°
    – CACAO, CIOCCOLATO: intervenire con acqua molto calda
    – CAFFE’, THE: mettere in ammollo il capo in acqua e sapone e lasciarlo almeno per 12 ore oppure lavare con acqua tiepida addizionata ad ammoniaca
    – CERA: eliminare il più possibile la cera grattandola con un coltello non tagliente o un cucchiaio, poi posizionare il tessuto macchiato tra due strati di carta assorbente e stirare con ferro caldo, ripetere l’operazione fino alla sparizione della macchia. Non lavare
    – ERBA: tamponare leggermente con una pezzuola imbevuta di alcool e ammoniaca e poi lavare, oppure immergere la macchia nel latte crudo e strofinare…
    – FRUTTA: tamponare la macchia con sale e aceto bianco oppure con sale e succo di limone e poi risciacquare bene e immediatamente
    – GELATO: lavare con acqua fredda e detersivo
    – GRASSI, SALSA e FONDOTINTA: rimuovere prima con un cucchiaio, o un coltello non affilato, la parte solida della macchia, poi trattare con trielina cospargendo di talco al fine di evitare aloni. Successivamente spazzolare con cura e lavare
    – INCHIOSTRO e BIRO: succo di limone e sale oppure mettere il capo in ammollo nel latte per almeno un’ora. Oppure sfregare delicatamente con un panno imbevuto in alcool etilico, poi ripetere l’operazione con aceto bianco.
    – LATTE: le macchie vecchie vanno strofinate con olio di trementina poi risciacquate con acqua. Le macchie fresche si rimuovono con acqua saponata tiepida
    – MUFFA: succo di limone e sale, poi far asciugare il tessuto al sole. Per i capi bianchi trattare con candeggina e sciacquare molto bene
    – RUGGINE: usare sale ossalico sciolto a caldo, o un prodotto antiruggine a freddo. O anche  succo di limone. Macchie vecchie su tessuti di lino: miscela calda di zucchero.
    – SANGUE: sciacquare immediatamente la macchia con acqua fredda. In caso di macchie già asciutte, insaponare, lasciare in ammollo e poi strofinare in acqua e sapone. Successivamente sfregare leggermente il residuo con aceto non diluito. E’ anche possibile sciacquare subito la macchia con acqua fredda addizionata ad ammoniaca e poi lavare.
    – SUDORE: trattare con alcool o acqua e ammoniaca oppure con aceto bianco e poi risciacquare bene il capo
    – VINO: la macchia di vino rosso va subito coperta con del vino bianco oppure tamponarla con sale e aceto bianco o sale e succo di limone, risciacquando il capo bene ed immediatamente dopo il trattamento.

 

STORIA DEL LINO

Il lino era già utilizzato per ricavare fibre tessili nel 4° millennio a.C. in una vasta area euroasiatica che comprendeva Mesopotamia, Mar Caspio e zona orientale del Mar Nero. La sua diffusione fu rapida e seguì lo sviluppo di tutte le grandi civiltà. In Egitto il lino era già utilizzato intorno al 3700 a.C. non solo per ricavare oli medicamentosi e decotti (con la qualità definita lino da seme), ma anche per realizzare capi di abbigliamento raffinati e, soprattutto, le bende con cui venivano avvolte le salme per essere mummificate. Il lino fu usato anche dai Greci, ma la sua maggiore diffusione si ebbe in epoca imperiale romana, quando da tessuto pregiato divenne di uso comune. Il lino non fu usato solo per realizzare capi di vestiario ma, data la sua resistenza, conobbe anche altre destinazioni, come la produzione di vele per le navi e di cordami.

Nel Medioevo le piantagioni sorsero nei luoghi dove più ricca era la dotazione idrica, dalla Pianura Padana all’Inghilterra, all’Europa continentale (Germania, Olanda, Belgio e Francia). Soprattutto questi ultimi tre paesi si sono sempre distinti per l’alta qualità dei loro filati di lino.

Il Medioevo fu il periodo d’oro del lino: le piantagioni si moltiplicarono e i tessuti erano venduti sulle migliori piazze mercantili d’Europa. Già a quell’epoca questo tessuto era apprezzato per la sua morbidezza e resistenza.

L’età moderna segnò l’inizio del declino di questa pianta e dei suoi derivati. Una delle cause fu la concorrenza di altre fibre tessili, come il cotone. La progressiva meccanizzazione delle fasi di filatura e tessitura, nel corso del 19° secolo, portò a un’ulteriore affermazione sul mercato del cotone rispetto al lino, la cui produzione rimase a lungo artigianale. In seguito impianti meccanici per la lavorazione di questo tessuto diedero buoni risultati (in Italia nacque per esempio, alla fine dell’Ottocento, il Linificio e canapificio nazionale, che esiste ancora oggi come industria privata). A partire dalla fine dell’Ottocento i capi di lino sono tornati a essere considerati tra i più pregiati per le loro qualità di freschezza e di morbidezza: abiti, camicie, lenzuola, tovaglie, asciugapiatti e completi da bagno in lino sono spesso tra i prodotti più esclusivi e preziosi.

 

IL LINO  DAGLI ETRUSCHI AD OGGI

Il lino fu molto adoperato in Etruria, sia il seme che usavano come farmaco con proprietà emolienti e antinfiammatorie, che prodotto su scala industriale in alcune città, per la fabbricazione di vesti, vele, reti da pesca, bendaggi e come materia scrittoria per testi di carattere sacro o di particolare importanza.

Il Libro in lino di Zagabria, più comunemente conosciuto come Mummia di Zagabria che costituisce il più lungo testo in lingua etrusca di cui disponiamo (circa 1200 parole) e il solo libro in lino esistente, oltre ad essere considerato il libro più antico d’Europa, secondo lo studioso Van der Meer sarebbe stato scritto da una confraternita sacerdotale aruspicina dell’antica Ena, oggi San Quirico d’Orcia. Pur non completamente decifrabile, il testo sembra essere un calendario rituale redatto su un drappo di lino suddiviso in dodici riquadri rettangolari, che era stato utilizzato per bendare la mummia di una donna del periodo Tolemaico, ritrovata in Egitto a metà del XIX secolo. È detta “di Zagabria” (nel cui museo archeologico è ancora conservata) perché fu riportata dall’Egitto come cimelio dal croato Mihajlo Barić, impiegato della cancelleria del Regno Apostolico di Ungheria e Croazia a Vienna. Il testo, fu riconosciuto e studiato solo alla fine del secolo dall’egittologo Jacob Krall che tuttavia si rese conto che la lingua era l’Etrusco. Krall ricostruì la forma che il libro doveva avere prima di essere tagliato per creare le bende. In origine il libro era costituito da un telo lungo circa 340 cm ed alto circa 40 cm; il libro, scritto nel senso della lunghezza da destra verso sinistra, era distribuito su dodici colonne larghe circa 24cm; le varie colonne erano demarcate da linee rosse. Probabilmente in origine il libro era piegato a fisarmonica.

Anche nell’abbigliamento il lino, insieme alla lana, era il tessuto più utilizzato dagli Etruschi. Usato nel suo colore naturale, talvolta era arricchito con ricami in fili in oro molto eleganti per tuniche, sia maschili che femminili, mantelli detti “tebenno”, copricapo, perizomi e gonnellini ricamati che nel tempo furono sostituiti dal chitone corto, una tunica simile a quella usata nell’abbigliamento dei Greci.

La moda etrusca sarebbe stata poi destinata a l’influenzare quella romana anche se, quando le due culture cominciano ad incontrarsi, i romani rifiutano il principale tratto distintivo dell’abbigliamento etrusco: il gusto per il lusso. E se Strabone afferma che i romani conobbero il lusso quando soggiogarono gli etruschi, altri autori come Platone e Teopompo prendono di mira le usanze etrusche, a loro dire riflesso di un’eccessiva rilassatezza nei costumi dei popoli che abitavano in antico la Toscana e le regioni vicine. Tutto ciò comunque non avrebbe impedito ai romani di adottare certi capi d’abbigliamento etruschi, adattandoli al loro gusto: tuniche, toghe e mantelli di lino, epurati dagli eccessi, sarebbero stati in seguito introdotti anche nel vestiario romano.

Durante il Medioevo, nei contratti mezzadrili di ambito senese e fiorentino, si incontrano abbastanza di frequente clausole relative alla semina e alla macerazione del lino.

Fino a mezzo secolo fa, era tradizione per le giovani donne nel nostro paese, possedere capi di lino nel corredo della biancheria da portare in dote al matrimonio. Altra tradizione delle nostre campagne, che come si è visto deriva dagli antichi rimedi farmacologici etruschi, era quella di impiegare i semi di lino in decotti con l’aggiunta di miele, da usare come espettorante per calmare i sintomi dell’influenza o con l’aggiunta di zucchero da usare come pomate da applicare calde sul torace del sofferente.