Utilizzata fin dall’antichità per vari usi, la Canapa è usata anche per produrre tessuti  adatti a creare abiti. Vediamo insieme quale è la storia della canapa e come è stata utilizzata nel tempo.

La Canapa é una fibra tessile estratta, mediante macerazione e battitura, dal libro della pianta omonima (Cannabis sativa una pianta erbacea con alto fusto (da 2 a 6 metri). Originaria dell’Asia centrale è coltivata oggi in molte regioni a clima temperato o temperato/freddo, quali tutta l’Europa e l’Italia in particolare. II filato che si ottiene è molto robusto e resistente ed é impiegato per tessuti sia da arredamento che da abbigliamento. La canapa è un tessuto robusto che non richiede particolari attenzioni: può essere tranquillamente lavata in lavatrice (salvo diverse indicazioni dovute alla tenuta dei colori).

ALTRI USI – corde, stoppa, carta, sostanze oleose per illuminazione ed energia, cosmesi, alimentazione (ricotta, pasta, birra, tisane, tofu), farmacologia, mangime per animali, pellet, eco-mattoni isolanti, bioplastiche.

PREGI DELLA CANAPA:

  • Robustezza e resistenza
  • Biodegradabile
  • Impiegabile in diversi usi per la tutela dell’ambiente
  • Tessuto lavabile in lavatrice
  • Se lavata correttamente si ammorbidisce migliorando costantemente con il tempo

TRATTAMENTI CONSIGLIATI:

Lavaggio:

  • A mano (preferibile): usare un detersivo completamente naturale e delicato e risciacquare subito con cura in acqua pulita in quanto i residui di sapone possono rilasciare cellulosa, la quale potrebbe ossidarsi e lasciare delle macchie marroni sul tessuto.
  • In lavatrice: impostare un ciclo per capi delicati e usare un detersivo delicato completamente naturale. Se il capo è già stato lavato in precedenza, si può impostare qualsiasi temperatura, se il capo è stato prima tinto, è consigliabile lavarlo in acqua fredda. Si consiglia di aggiungere 250 ml di aceto bianco nel ciclo di risciacquo per aiutare a rimuovere tutte le tracce di sapone e per ammorbidire la canapa.

Asciugatura:

  • L’uso dell’asciugatrice, se impostata ad un ciclo delicato, non è sconsigliato ma è preferibile stendere e lasciare asciugare all’aria il più spesso possibile.
  • Se si usa l’asciugatrice, evitare temperature elevate e rimuovere il capo prima che sia completamente asciutto.
  • Tenere presente che stendere il capo al sole, tende a far schiarire leggermente la canapa.

Stiratura:

  • È consigliabile stirare il capo quando è ancora leggermente umido.
  • Stirare al rovescio se il tessuto di canapa è colorato.
  • Non usare la candeggina sulla canapa in quanto il cloro contenuto, macchierebbe immediatamente la canapa
  • Per smacchiare, usare solo sapone naturale su quel punto
  • Non lavare a secco la canapa in quanto tenderà a restringersi e a rovinarsi.

Avvertenze:

    • Non usare la candeggina sulla canapa in quanto il cloro contenuto, macchierebbe immediatamente la canapa
    • Per smacchiare, usare solo sapone naturale su quel punto
    • Non lavare a secco la canapa in quanto tenderà a restringersi e a rovinarsi.

Storia della Canapa

La Canapa è una pianta antica e misteriosa, coltivata da millenni. Esistono prove in Carbonio che datano l’utilizzo della Canapa al 8.000 AC. La Columbia History of the World (1996) sostiene che tale intreccio di fibre è nato più di 10.000 anni fa. Numerosi ritrovamenti indicano Asia e Medio Oriente come i primi luoghi dove, in queste epoche antiche, la canapa veniva coltivata ed utilizzata.

La produzione commerciale di canapa in occidente è decollata nel XVIII secolo, anche se nell’Inghilterra orientale si coltivava già nel XVI secolo. L’espansione coloniale e navale dell’epoca, e la conseguente crescita di benessere, necessitavano di grandi quantità di canapa prevalentemente per tessuti, corde e stoppa.

Le fibre, tuttora largamente utilizzate dagli idraulici come guarnizione, sono infatti state importanti grezzi per la produzione di tessili e corde. Per centinaia di anni, fino alla seconda metà del Novecento, sono state la materia prima per la produzione di carta.

La coltura della canapa per usi tessili ha una antica tradizione in Italia. E’ molto legata all’espandersi delle Repubbliche marinare, che l’utilizzavano grandemente per corde e vele delle proprie flotte di guerra. Anche la tradizione di utilizzarla per telerie ad uso domestico è molto antica, le tovaglie di canapa decorate con stampi di rame nei due classici colori ruggine e verde sono oggetti di artigianato che continuano ad essere ricercate ancora oggi.

La coltivazione agricola della canapa era molto comune nelle zone mediterranee e centro europee. Questa pianta cresceva su terreni difficili da coltivare con altre piante industriali (terreni sabbiosi e zone paludose nelle pianure dei fiumi), era la più polivalente ed a buon mercato.

Durante i secoli del trionfo della vela e delle grandi conquiste marittime europee, la domanda di tele e cordami assicurò la straordinaria ricchezza dei comprensori, che rifornivano le canape di qualità migliori per l’armamento navale. In Italia eccelsero le terre da canapa di Bologna e Ferrara. In queste zone ancora oggi sono visibili nella campagna i cosiddetti “maceri”, piccoli laghetti artificiali utilizzati per mantenere la pianta immersa in acqua.

Nel XVI secolo, Enrico VIII incoraggiò gli agricoltori a piantare ampiamente la canapa per fornire materiali per la flotta navale britannica. Era infatti necessaria una fornitura regolare di canapa per la costruzione di navi da guerra e dei loro componenti. Gli alberi delle vele, i ciondoli, i gagliardetti, le vele, e la stoppa sono sempre state fatte da olio e da fibra di canapa. La carta di canapa veniva utilizzata per le mappe ed anche per le Bibbie per i marinai di bordo.

Grazie alla qualità delle sue canape l’Italia divenne il secondo produttore mondiale ed assurse a primo fornitore della marina britannica.

Nel XVII secolo in America, gli agricoltori della Virginia, del Massachusetts e del Connecticut erano obbligati per legge a coltivare canapa. All’inizio del secolo XVIII, una persona poteva essere condannata se nei suoi campi non era coltivata la canapa!

Per oltre 200 anni in America coloniale, la canapa era considerata anche come valuta; poteva quindi essere utilizzata per pagarci le tasse. Un censimento del 1850 degli Stati Uniti documenta circa 8,400 piantagioni di canapa di almeno 1000 ettari ciascuna.

Per anni, coltivatori di canapa raccoglievano a mano. Dopo anni di studi vennero realizzate alcune macchine in grado di prendersi cura di tutti i processi, togliere i semi, rompere i gambi macerati e pulire la fibra. Queste macchine era in grado di risolvere drasticamente i costi e la fatica della manodopera. Dal 1920 la coltura della canapa era interamente gestita da queste macchine.

Henry Ford della Ford Motor Company, vedendo il potenziale dei combustibili composti da biomassa, lavorò per primo alla produzione di combustibile di canapa. Nell’impianto di Iron Mountain in Michigan gli ingegneri Ford estraevano dalla canapa metanolo, carbone combustibile, acetato di etile e creosoto; ingredienti fondamentali anche oggi per l’industria moderna.

Nei primi decenni del 1900 la canapa subì una incredibile campagna denigratoria. Le sue caratteristiche naturali, come la resistenza, la proprietà di adattamento, la velocità di crescita e la facilità di averne in abbondanza ed in maniera diffusa, apparivano come una minaccia agli occhi delle industrie concorrenti.

La pianta di canapa fu associata alla droga, diventando marijuana; nel 1936 uscì il film di propaganda “Reefer Madness”, che mostrava situazioni terribili e scandalose, quali sesso e promiscuità sessuale, efferati omicidi e suicidi, che venivano direttamente collegati all’atto di fumare la marijuana, e quindi alla canapa.

Nel 1937 il Congresso americano approvò il “Marijuana Tax Act” e per la canapa iniziò un veloce declino; attraverso un’impopolare tassa di concessione di licenze e regolamentazioni, venne di fatto resa impossibile la coltivazione della canapa. Anslinger fu il capo promotore della prima legge fiscale, che divenne legislazione anti-marijuana e che in pochi anni venne addirittura estesa in gran parte del mondo.

Durante la seconda guerra mondiale la Canapa visse un momento particolare. Dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor venne infatti interrotta l’importazione di canapa di Manila dalle Filippine. Di nuovo, attraverso un’operazione mediatica, con il film “Hemp for Victory (Canapa per la vittoria), vennero motivati gli agricoltori americani a coltivare la canapa per lo sforzo bellico.

Il governo americano formò addirittura un’apposita società privata, chiamata “War Canapa Industries” per sovvenzionare la coltivazione di canapa. In totale venne coltivato 1 milione ettari di canapa in tutto il Midwest. Tuttavia, appena finita la guerra, tutti gli impianti di lavorazione della canapa vennero chiusi e in pochissimo tempo l’industria sparì nuovamente.

La definitiva condanna della Canapa si ebbe nel 1970 quando con il decreto “Controlled Substances Act” tutta la canapa fu riconosciuta come droga. La lunga storia della canapa, economica, sociale e culturale, si perse così all’interno del nome marijuana.

I molti prodotti che vi si ottenevano a circuito locale vennero soppiantati delle industrie petrolchimiche di scala mondiale.

 

La Canapa nella Tradizione Toscana

La coltivazione della canapa ha un’antica tradizione nelle nostre campagne. Veniva seminata vicino al fiume o al fosso e una volta cresciuta, fino anche a tre metri, nel mese di agosto veniva tagliata, scelta tra piante maschili e femminili, e messa a macerare nei fontoni per circa venti giorni, per poi asciugarla al sole per alcuni giorni. A questo punto la fibra veniva scelta, pettinata ed imbiancata se necessario; mischiata a spolette di cotone, faceva lavorare i telai delle famiglie contadine che producevano lenzuola, asciugamani, tele di vario genere, corde e quant’altro la fantasia e il bisogno suggerisse. Ad esempio, con i piccoli rametti essiccati, immergendo la punta nello zolfo sciolto, si preparavano in casa anche i fiammiferi .

Dagli inizi degli anni 2000, con il cosiddetto “progetto canapa”, si è cercato di riportare in luce questa antica tradizione, simbolo della nostra storia rurale, per reintrodurre antichi mestieri come quello del confezionamento delle stoffe.

Con l’entrata in vigore, il 14 gennaio 2017, della legge n. 242/2016 lo stato italiano ha dichiarato il suo interesse e il suo sostegno alla coltivazione della canapa industriale per la valenza ambientale, economica e sociale che può avere nel prossimo futuro ma la recente legge Finanziaria 2020, ha bloccato alcuni provvedimenti relativi alla regolamentazione della coltivazione, rendendo ancora incerto e difficoltoso un settore di grande potenzialità che come rilevava Coldiretti nel suo studio ‘La new canapa economy’ presentato al Seeds&chips 2018 di Milano, in quell’anno stimava 4000 ettari di coltivazione, con produzioni che vanno dalla ricotta agli eco-mattoni isolanti, dall’olio antinfiammatorio alle bioplastiche, fino a semi, fiori per tisane, pasta, biscotti, tofu, birra, cosmetici e pellet in grado di assicurare una combustione pulita, oltre alla cosiddetta cannabis ad uso terapeutico, attualmente prodotta a livello statale presso lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. Si tratta in realtà, come sottolinea ancora Coldiretti, di un ritorno per una coltivazione che fino agli anni ‘40 era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo (dietro soltanto all’Unione Sovietica). “Il declino – continua la Coldiretti – è arrivato per la progressiva industrializzazione e l’avvento del ‘boom economico’ che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un’ombra su questa pianta. ll Governo italiano nel 1961 sottoscriveva una convenzione internazionale chiamata ‘Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti’ (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore mentre nel 1975 esce la ‘legge Cossiga’ contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono”.