Sostenibilità è una parola che sentiamo spesso negli ultimi tempi e molti brand si dichiarano sostenibili. Oggi vogliamo provare a capire insieme quando possono dire davvero che un brand sia sostenibile.

Il nostro tempo è protagonista di un cambiamento climatico molto pericoloso per l’ambiente e per le specie viventi che abitano il pianeta. Su un palazzo di New York è stato recentemente installato il Climate Clock. Si tratta di un orologio che segna un countdown di sette anni: questo il tempo per salvare il pianeta dall’apocalisse climatica.

Tutti dovremmo fare la nostra parte. Ecco che anche la moda è un settore che si deve adeguare alla preservazione dell’ambiente e guardare sempre più a una logica di economica circolare, territoriale, e basso impatto ambientale.

Tutto ciò prende il nome di brand sostenibile, ma quando possiamo definirlo tale? Vediamo di rispondere a questa domanda.

Un brand sostenibile realizza prodotti ecologici, servendosi di tessuti a basso impatto ambientale. Non solo, la sua sostenibilità si regge su un percorso che coinvolge anche altri aspetti socio-economici, la tracciabilità delle materie e la trasparenza della filiera di produzione.

lana

Ricapitolando: quando un brand è sostenibile

Per essere davvero sostenibile dunque un brand prima di tutto non può seguire la logica del low cost ma non può nemmeno essere una grande firma: infatti più grande è il marchio e più sarà difficile rintracciare la sua filiera. Oltretutto molti grandi brand spostano i centri di produzione nei paesi più poveri, dove la manodopera costa poco, frutto di un vero e proprio sfruttamento delle risorse umane.

A garantire la sostenibilità di un brand sono anche le certificazioni che si possono trovare nell’etichetta: dalla tutela degli animali, a quella ambientale, sociale, il riciclo e la certificazione biologico.

Come dicevamo, importante è l’utilizzo di tessuti ecologici, come fa Filo&Fibra ad esempio, che impiega nei propri prodotti materiali tessili e fibre naturali che garantiscono prodotti equo-solidali e biologici: la seta selvaggia è un esempio di tessuto ecologico.

L’economia circolare è un requisito fondamentale per un brand sostenibile. Un modello economico diverso rispetto la logica dell’economia circolare, qui, la regola è il riutilizzo dei materiali, il riciclo, la riparazione, il reimpiego costante che rifiuta la meccanica del buttare e del produrre rifiuti.

borsa invernale lana

Un tipo di economica circolare dunque crea prodotti che portano numerosi vantaggi come:

  • Riduzione della pressione sull’ambiente;
  • Più sicurezza circa la disponibilità delle materie prime;
  • Impulso all’innovazione e alla crescita economica;
  • Incremento dell’occupazione.

 

Dunque, parole d’ordine del brand sostenibile sono l’utilizzo di fibre naturali provenienti da una filiera protetta ecologica, contenimento massimo degli sprechi (economia circolare), riduzione dell’inquinamento, non sfruttamento dei lavoratori.

Filo&Fibra e il suo territorio

Ed è quello che Filo&Fibra cerca di fare costantemente, partendo dal territorio di appartenenza: risorse naturali provenienti da San Casciano dei Bagni, dalla Val d’Orcia e dalla Valdichiana, come la raccolta di lana e la produzione di feltro e tessuti che una volta prodotti, tornano nello stesso territorio per essere lavorati dalle persone del posto, unitamente ad altri numerosi materiali come fiori, legno, ferro, che vengono lavorati con gli artigiani del territorio.

Ed ecco che la parola d’ordine è “sostenibile”: evitare la fast fashion, il low cost, le grandi firme, e prediligere la moda slow fashion, e i piccoli marchi, prodotti nei territori e a basso impatto ambientale.