Moda low cost, super sconti e saldisssimi. Ma quanto costano davvero i capi che acquistiamo a pochi spiccioli? Ed è giusto acquistarli o sarebbe meglio preferire abiti e accessori a costo più alto? Certo quando ti trovi di fronte all’acquisto di una nuova t-shirt, o di un altro indumento, spesso e volentieri sei colto dal ragionevole dubbio che ti pone di fronte a una scelta insindacabile: acquistare a prezzi contenuti, guardando più al risparmio che all’effettivo valore del capo di abbigliamento.

Ed è così che si è affermata la moda low cost. Capi a bassissimo costo e di qualità accettabile, che certamente non saranno pezzi rari di alta moda, o che dureranno a lungo nel tempo, ma che ci accontentiamo di acquistare per salvaguardare il portafogli.

Ma sai realmente quanto costano i tuoi capi low cost?

Vediamolo insieme.

Dietro la Moda Low Cost

Dietro la moda low cost ci sono molti aspetti da considerare che permettono ai capi di essere venduti a prezzi così competitivi, ma a discapito della moda sostenibile e attenta dunque ad ambiente e economia circolare.

Uno degli aspetti principali è che i negozi retail devono avere un margine di guadagno tra il 90/120 %, quindi se acquistano una t-shirt a 10 € dovrebbero rivenderla a 19/22 €.

Il marchio a sua volta, dovrebbe avere un margine di guadagno tra il 10/20 % questo vuol dire che la stessa t-shirt verrà venduta al negozio 8 €.

Confrontando tutte le varie percentuali, dunque, dalla realizzazione della t-shirt alla sua vendita nel negozio finale al dettaglio, si osserva che la percentuale maggiore di incremento del costo è attribuibile al negozio retail che la vende.Sbagliato pensare quindi che sia il negozio a guadagnarci.

Pochi guadagni per i piccoli

L’idea che il piccolo negozio dove acquistiamo la T-shirt a € 5,00 guadagni molto sulla vendita è completamente errata. È  frutto, purtroppo, della logica del low-cost. In realtà in questo tipo di moda, a farne le spese è proprio il piccolo negozio nonché il lavoratore che produce il capo di abbigliamento. Il costo del personale nel mondo della moda low cost è davvero ridicolo, pensa che su un capo del genere il guadagno del lavoratore è appena del 0,6%.

Poi il capo viaggia su ruote o rotaia o via aerea per raggiungere i negozi di distribuzione, cosa che incide sul prezzo dell’8%, ci sarà sicuramente un addetto intermediario tra il produttore e venditore, cosa che incide per il 4% e tutta una serie di altri aspetti intorno alla lavorazione dello stesso (costo dei materiali, approvvigionamento delle materie, macchinari di produzione, ecc.).

Da questa filiera low cost come abbiamo detto, a uscirne demoliti sono proprio i lavoratori e i negozi al dettaglio, che stanno in massa abbassando per sempre le loro saracinesche, perché il low cost è frutto di una logica economica che non è affatto sostenibile né ha vantaggi per l’ecologia, le risorse rinnovabili, l’inquinamento (pensate al trasporto di cui sopra), e abbiamo preso l’esempio di una t-shirt venduta a 22 €, che non è da considerarsi nemmeno propriamente low cost, immagina una maglietta venduta a 8 €, qui si tocca l’apice della moda low cost.

Dunque in sintesi, il vantaggio per il portafogli c’è, ma a farne le spese sono i lavoratori del settore, l’ambiente, l’economica circolare del territorio, le materie prime rinnovabili, si potrebbe dire, paradossalmente, un prezzo davvero troppo alto.