Nata negli anni ’40 per contenere i consumi energetici, oggi la cassetta di cottura è un modello di ecosostenibilità ed economia circolare.

Nel marzo del 1941, il Resto del Carlino pubblicò un opuscolo dal titolo “Non sprecare”, che invitava a mettere in atto alcuni piccoli suggerimenti per migliorare l’economia domestica. Tra quelle righe si consigliava anche di usare la cassetta di cottura: si  trattava di  una cassetta di legno foderata da un’imbottitura in paglia al cui interno veniva posta la casseruola in cui si era avviata la cottura sul fuoco.

“Si risparmia combustibile, non occorre sorvegliare la pentola, i cibi rimangono più gustosi e dopo 8-10 ore si trovano ancora a 60-70° di temperatura”.

L’idea è stata recuperata dalla cooperativa Filo&Fibra di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena. La cooperativa ha sostituto la paglia con il vello derivante dalla tosatura  delle pecore sul territorio. Le cassette, imbottite con cuscini trapuntati, sono costruite con il legno proveniente dalle zone limitrofe con un coperchio a chiusura ermetica, ma anche “gnude” ovvero rivestite in feltro o cotone. Sono adatte alle cotture lente, a lievitazioni e colture dello yogurt o della pasta madre. Per cucinare basta seguire poche regole e poi, sperimentare continuamente.

Ma come funzionano le cassette? Il principio alla base risiede nell’inerzia termica della lana: la pentola trattiene il calore e consente una cottura lenta e costante. Quindi, dopo aver avviato la cottura sui fornelli, basta coprire la casseruola con il coperchio e avvolgerla  in un panno prima di inserirla nella cassetta. Poi si chiude e si aspetta.

La cottura a bassa temperatura non è solo una tendenza in voga tra i grandi chef, ma ha anche grandi vantaggi per la preparazione e la conservazione dei piatti. Ecco un elenco di alcuni benefici della cottura a bassa temperatura:

  • Sapori e gusti più intensi. Non raggiungendo mai i 100° di temperatura, le proprietà nutritive, i sapori e i profumi si conservano negli alimenti. La temperatura bassa e controllata consente per esempio di conservare i liquidi della carne, per una consistenza perfetta e un gusto unico.
  • Cottura omogenea e perfetta. Cucinando a una temperatura sempre inferiore ai 100° è facile dare ai cibi una cottura omogenea. Con una cottura più lenta il calore penetra anche al cuore dell’alimento, distribuendosi perfettamente.
  • Meno impegno in cucina. Con questo sistema si evita che le preparazioni possano attaccarsi al fondo del tegame evitando noiosi rituali di pulizia.

È quindi una cottura che permette non solo di assorbire tutti i principi nutritivi che con le altre cotture si perdono, ma anche molto più sana e leggera.

 

Un piccolo gesto quotidiano che ci aiuta a contenere i consumi.

Si è detto del risparmio dei consumi (gas o elettricità) durante l’uso della cassetta. Ecco un esempio concreto raccontato dalla cooperativa Filo&Fibra: “Mediamente un fornello medio a regime medio basso consuma 0,10 Smc/h, uno grande a regime medio basso consuma 0,18 Smc/h e uno piccolo a regime mediamente consuma tra 0,6 Smc/h. Volendo preparare un ragù occorrono 3 ore su fornello medio a regime medio basso: quindi considerando un fornello medio a 0,10 Smc/h in 3 ore avremmo consumato 0,30 Smc di gas. Con la casetta di cottura l’uso del fornello è ridotto a 30 minuti di cottura iniziale per un totale di 0,05 Smc/h. Il risparmio complessivo sarà pari a 0,25Smc”.

In altre parole, ogni 4 ragù si risparmia 1 Smc di gas. Numeri contenuti, ma che assicurano un risparmio in bolletta.

Un modello di ecosostenibilità

Usate quotidianamente, le cassette permettono di risparmiare sui consumi di energia e di recuperare gesti della tradizione. Per la loro produzione si usano gli scarti della lana , un rifiuto speciale che in quanto tale, comporta per gli allevatori elevati costi di smaltimento. Quello che un tempo era un ricavo aggiuntivo oggi è purtroppo un costo: serviva a fare materassi, maglioni, oggetti in feltro. La cooperativa Filo&Fibra procede alla raccolta, al lavaggio, alla carbonizzazione e a tutte le analisi chimiche necessarie alla sua trasformazione in filato recuperato, coinvolgendo sarte, designer e artigiani del territorio e impiegando mano d’opera femminile locale: un esempio virtuoso di economia circolare e sostenibile.

Prova subito le cassette di cottura di Filo&Fibra o contattaci per informazioni!

Articolo e foto a cura di  Camilla Recchiuti e  Annamaria Eustachi